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Gustarte's and Oliveoshop

Dalla collaborazione tra oliveo.it e aArte29, una nota galleria italiana di arte visuale contemporanea impegnata nella ricerca e orientata verso gli autori che indagano sulle nuove forme di percezione e visione della realtà alla luce delle multiformi assimilazioni della realtà stessa, nasce GUSTARTE’S un nuovo e inusuale modo di veicolare il gusto per l’arte e per l’olio E.V.O. concretizzando l’idea in una scatola regalo che è un vero e proprio totem pubblicitario mirato alla promozione dei due importanti argomenti. Questo progetto ed il suo incipit sono stati condivisi da alcuni tra i più noti artisti del panorama internazionale, primi tra tutti Ernesto MoralesMirjam Appelhof e a seguire Barbara Nati, Patrizia Posillipo, Massimiliano Mirabella, Sasha VinciMaria Grazia Galesi Kyle Thompson, e Francesco Cimmino.


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La ricerca pittorica di Ernesto Morales, artista argentino nato nel 1974 a Montevideo (Uruguay) e che attualmente vive in Italia, si contraddistingue per un forte impegno di indagine su tematiche legate al ricordo, alla distanza, all’identità e all’esilio, testimoniando la necessità di rivivere la geometria degli spazi urbani e l’indefinita sospensione dei luoghi della mente attraverso l’interpretazione della memoria secondo una sintassi simbolica di elementi formali che si ricollegano al vissuto emotivo e all’immaginario onirico di ogni individuo. Dal 2005 ad oggi Ernesto Morales, ha esposto in diversi paesi del Sudamerica e dell’Europa, tra i quali: Argentina (Buenos Aires, Mendoza, Cordoba, Salta, Jujuy), Italia (Roma, Milano, Pisa, Napoli, Torino, Genova), Francia (Parigi, Bordeaux, Toulouse, Bayonne), Spagna (Madrid, Barcellona, Bilbao) e Germania (Colonia); dall’inizio del 2006 l’attività artistica di Ernesto Morales, incentrata sulle tematiche inerenti l’identità culturale e i rapporti di migrazione tra Europa e Sudamerica, è patrocinata dall’Ambasciata Argentina in Italia, dall’Assessorato alla Cultura del Governo della città di Buenos Aires, dalla Direzione Generale del Dipartimento di Cultura del Ministero degli Esteri Argentino, dall’Istituto Italiano di Cultura della città di Buenos Aires.


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Le tre direttrici su cui muove l’opera di Mirjam Appelhof artista Olandese, sono l’arte come bisogno estetico, come esigenza intellettuale e come porta di mondi possibili. La sua fotografia non nasce come un istantanea ma al contrario lentamente, strato su strato come un pittore con la tela: un operare antico con un mezzo moderno e contemporaneo! Le sovrapposizioni di tratti sulle immagini e il meltin-pot di tecniche e procedimenti rivela grande innovazione ed ecletticità e sono caratterizzate dai tratti dei grandi maestri della pittura olandese. L’attenzione al dettaglio, talvolta all’infinitamente piccolo, alla luminosità ed alla ieraticità dei volti scolpiti nel buio o nella luce, sembrerebbe trattarsi di un’elaborazione ispirata da sogni e visioni che restano quasi sempre evanescenti e sfuggenti. Mirjam Appelhof giunge così ad una dimensione onirica, in un’ipnosi creativa di luoghi immaginari ma anche familiari, talvolta freddi e nitidi e altri caldi e sfumati, la sua poesia per immagini è onesta, sincera mai banale, i suoi contenuti spiccatamente surreali, i suoi soggetti aspirano al perfettibile e sono segnali di fuoco che dirigono all’universale.


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Barbara Nati, nata a Roma nel 1980, ha la sensibilità cosciente della sua natura di mutante ibrida; nel suo lavoro si accumulano forme di realtà prese direttamente dal profondo della memoria che, sebbene appartengano al livello della possibile esperienza fisica, finiscono per diventare assolutamente distanti dal sistema concreto degli oggetti. Con le sue immagini di straordinario fascino, gioca ironicamente a produrre in chi guarda un piacevole, ma disorientante, sentimento del contrario. L’opera di Barbara Nati va oltre ciò che s’intende normalmente per fotografia e si fa notare soprattutto per il suo effetto estraniante. La sua ricerca, profondamente lirica, prende forma tramite un attento e abile uso di strumenti digitali e tecnologici. Il suo linguaggio aleggia sempre tra poetico e ironico ed esprime messaggi etici e sociali essenziali, con attenzione particolare a questioni ambientaliste. Ogni messa in scena, in effetti, invita a rivedere quelle cose che diamo per scontate e provoca una reazione viscerale nell’osservatore al quale è richiesta un’interpretazione razionale attraverso una metafora cupa del futuro imminente.


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Patrizia Posillipo nasce tra pellicole e macchine fotografiche, avvolta dall’odore della camera oscura. A meno di sei anni, nel cortile retrostante lo studio dei suoi due genitori, mette in posa e scatta foto alle sue bambole: la fotografia, che per i familiari, per quanto interessante, è un lavoro, si trasforma in lei nella passione della vita che asseconda diplomandosi in fotografia allo IED (Istituto Europeo di Design) di Roma nel 1996, subito dopo conseguendo al C.R.A.F (Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia) di Spilimbergo il Master in Cultura della Fotografia, infine laureandosi come designer presso la facoltà di architettura della Seconda Università degli Studi di Napoli. Negli anni collabora con fotografi italiani e stranieri di rilevanza internazionale; parallelamente esplora percorsi di ricerca individuale e collettiva.


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Massimiliano Mirabella vive e lavora tra Napoli e Caserta dove tutt’ora insegna decorazione pittorica e scenografica all’Istituto d’Arte di San Leucio; diplomato nel 1993 all’Accademia Belle Arti di Napoli in Pittura con il Maestro Armando De Stefano. Nel suo lavoro Mirabella non riporta tout court una sua performance, la trasferisce invece su un livello diverso della percezione sovrapponendo la sua visione del mondo a quella di coloro che ostacolano violentemente la sua naturale ricerca dell’artistica bellezza secondo diversi codici interpretativi; gli uomini che lottano sono cristallizzati nella forma del suo lavoro. E’ l’asse su cui si muove la nuova frontiera della conoscenza; quella che presuppone la necessità del ritrovare le nostre radici per imparare a progettare un futuro che mai è stato così oscuro nella storia degli umani. A tal riguardo, Massimiliano Mirabella ha maturato l’idea che etichettare un artista come pittore, piuttosto che come scultore o performer, serve più a chi scrive di arte che all’artista, atteso che una tecnica unica e definita rappresenta la tomba della creatività.Per Mirabella fotografia, pittura, scultura, installazione e performance, sono semplicemente linguaggi accomunati da un unico fil rouge; nelle Sue opere questi strumenti lavorano tutti in funzione del fine ultimo che è quello di portare lo spettatore a fermarsi e riflettere sulle emozioni suscitate dal Suo lavoro.


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“La terra dei fiori” Reggia di Caserta
Nell’unicum terra, ulivo, olio e arte, le rappresentazioni floreali del progetto “La terra dei fiori” del duo Sasha Vinci – Maria Grazia Galesi costituiscono una ulteriore connotazione del principio vita, pace e rinascita. Proteggere e preservare il pianeta è l’incipit del Duo: il nostro corpo nutrirà i fiori e la vita rinascerà dai fiori in una perenne primavera! Come scrive nel suo testo il curatore Daniele Capra, “La bellezza semplice ma altera di gerbere e crisantemi incarna la reazione allo sfacelo di un territorio soggiogato dalla criminalità ed è metafora del possibile ribaltamento della forzosa circostanza di prigionia,” così l’ulivo, con la Sua resistenza e tenacia, ha incarnato nei secoli il concetto di pace, vigore, salute e bellezza, accompagnando la vita di un numero indefinito di generazioni…continuando a farlo in futuro a prescindere dalla volontà degli uomini!


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Kyle Thompson è un giovane fotografo classe ’92 nato a Chicago e residente attualmente a Portland, nell’Oregon (USA). La sua carriera comincia all’età di 19 anni quando, ancora insicuro delle sue opere, pubblica una serie di 100 foto che, inaspettatamente per lui, sono state accolte dal pubblico con grande entusiasmo facendolo entrare nella lista dei fotografi contemporanei più interessanti e cambiando radicalmente la sua vita. I suoi scatti ci parlano di sogni, a volte incubi, ricordi e traumi infantili, sensazioni ed emozioni dal gusto malinconico e nostalgico che vanno a sollecitare la parte più intima del nostro inconscio. Il suo lavoro è in gran parte composto da ritratti e autoritratti ambientati spesso in luoghi abbandonati o disabitati in cui l’artista esplora senza influenze esterne le proprie emozioni e le sensazioni che quelle ambientazioni gli suscitano..


Proprio l’immaginifico e il sensoriale rappresentano il territorio di comunione tra Arte e Gusto, là dove si vuol portare con GUSTARTE’S il profano come l’intenditore, invitandolo a perdersi nella dimensione percettiva, spaziando tra il sapore e l’odore, tra la contestualizzazione dei sensi, l’immaginifico e l’arte intesa quale sublime percezione sensoriale.